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Fin
dal
Medio Evo in
Provincia
di Bergamo è presente una cornamusa chiamata
in lingua locale “ ol baghèt” o “ la
pìa”.
Questo strumento ha
assunto nel
corso dei secoli connotazioni, forme e caratteristiche particolari
che lo differenziano dagli altri modelli europei.
In
provincia una delle prime testimonianze è in un
affresco al
castello di Bianzano, della fine del 1300. Altre raffigurazioni sono
nella chiesa di Piario e al castello di Malpaga, con una
datazione che
si colloca tra il ‘400 e il ‘500. Un bellissimo olio, della fine del
1700, è alla “Madonna
d’Erbia”, attribuito a Lattanzio Querena.

Castello di
Bianzano, sul lago
d'Endine. Pittori di scuola lombarda tra il 1375 e il 1400
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Solto
Collina (Bergamo) affresco della seconda metà del 1400 attribuito a
Giacomo Busca
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La
cornamusa bergamasca, che
doveva essere diffusa praticamente in tutta la provincia, è arrivata ai
giorni
nostri sopravvivendo in una
zona ben
ristretta: la media Val Seriana e la Val Gandino.
All’inizio
del 1900 vi erano
ancora una
decina di suonatori, e
l’ultimoè stato Giacomo
Ruggeri detto “Fagòt”, di Casnigo (1905 –
1990), che ha eredito l’abilità ed il
patrimonio
musicale dallo zio "Nano Magrì" morto nel 1929. Altri suonatori di
quest'area
erano i “Fiaì”, i "Serì", il "Parécia", "Manòt" ed il
“Rüina”. L’uso del baghèt
è stato
abbandonato praticamente a metà degli anni cinquanta.
I
suonatori erano per la
maggior parte contadini, e si ritrovavano nelle stalle d’inverno.
Passata
l’Epifania, poco prima del carnevale, lo strumento era riposto, per
essere
ripreso agli inizi dell’inverno successivo, Con il baghèt si suonava
l’antica
“pastorella”, si accompagnava il canto e si eseguiva l’arcaico “ bal
d’ol mòrt”
( ballo del morto), una specie di pantomima in cui due ballerini
mimavano una
“morte” ed una successiva “ resurrezione”.
Tutto
quello che noi oggi conosciamo è legato alla figura di Giacomo
Ruggeri, detto "Fagòt" di Casnigo (1905 - 1990), l'ultimo
suonatore conosciuto. Senza di lui, i suoi
ricordi, le sue musiche, la maggior parte del
patrimonio sarebbe andato perso. Alla sua testimonianza si è
aggiunta quella dei "Fiaì", del "Parécia", dei
"Serì" e tanti altri, che anche con piccoli tasselli hanno
permesso di ricostruire la storia di questo affascinante strumento.
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Giacomo
Ruggeri di Casnigo in una foto del 1984.
Aveva appreso
l'arte del "baghèt" dallo zio
"Nano Magrì", al secolo
Michele Imberti, sempre
di Casnigo, scomparso nel 1929.(
© foto di Valter Biella)
olio
di Giovanni de' Busi, detto
"Il Cariani", di San
Giovanni Bianco in Val
Brembana, nato tra
il
1485 e il 1490. Guardate
come il dipinto e
la fotografia di Giacomo Ruggeri si possono "sovrapporre",
e ci sono 5
secoli di distanza ...Conoscere
Giacomo Ruggeri ha permesso di
salvare
questi
5 secoli di storia.
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Casnigo,
al santuario della Madonna d'Erbia:
olio del 1793 di
Lattanzio Querena |

Piario,
tela attribuita a Giacomo Borlone,
pitttore bergamasco
scomparso nel
1487
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