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Il mio laboratorio


La costruzione del baghèt  è iniziato  nel 1983, anno in cui ho ritrovato i primi strumenti. Le cornamuse antiche, alcune risalenti all' 800,  non erano funzionanti a causa del cattivo stato di conservazione. È stato quindi indispensabile farne delle copie.

Il metodo di lavoro nella ricostruzione delle nuove cornamuse ha seguito questi fondamentali  punti:
1) la raccolta di dati tra gli ultimi testimoni. Giacomo Ruggeri detto "Fagòt",  dal 1983 al 1990 è stato un fondamentale maestro. Le sue indicazioni su come cucire il sacco, lavorare e  intonare le  ance, la diteggiatura, i brani e lo stile sono state la base per un corretto lavoro di ricerca. Senza le sue informazioni il lavoro sarebbe stato giocoforza lacunoso. Le informazioni di Giacomo Ruggeri sono state poi incrociate con quelle dei figli e parenti degli altri suonatori, che seppure con informazioni "marginali" hanno contribuito a completare il quadro di conoscenze.
2) il rilievo  dettagliato di tutti gli strumenti, completato dalle radiografie. Le radiografie sono un passaggio insostituibile in quanto lo strumento risponde  in base al  canneggio interno, che è il vero punto di partenza nella costruzione di ogni strumento. Al riguardo ricordo l'aneddoto raccontato da Giacomo Ruggeri che si lamentava sempre dalla instabilità del bordone maggiore della sua cornamusa, ricevuta dallo zio "Nano Magrì". Dalle radiografie è risultato che il bordone era stato forato in maniera errata, cosa che dall'esterno non risultava, tanto da comprometterne il buon funzionamento.
3) la sperimentazione  di forme e dimensioni delle canne, confrontate poi direttamente con l'esperienza di Giacomo Ruggeri che dava consigli e correzzioni. I bordoni dovevano ricordare il suono pieno e potente dell'organo. Non per niente erano chiamate "orghegn". Tra tutti gli strumenti ritrovati si è cercata la soluzione che offrisse il  massimo risultato sonoro con però anche il miglior rendimento in funzione della fatica .
4) la ricerca di un materiale nuovo  per le ance, che rispettasse la sonorità e nello stesso momento aumentasse la stabilità e l'affidabilità del baghèt. Anche in questo caso ogni  esperimento era condotto tenendo conto di quanto Giacomo Ruggeri suggeriva. Ricordo una sua frase di quando gli ho mostrato le prime ance di plastica. Disse: "ci fosse stata ai nostri tempi!", per ricordare quanto fosse difficoltosa la procedura di costruzione delle ance. 

Attualmente diversi altri costruttori hanno intrapreso la produzione di strumenti bergamaschi. Purtroppo, pur avendo a disposizioni tutti i dati da me raccolti, hanno avviato lavori molto lacunosi, come se bastasse semplicemente "fotocopiare" gli strumenti originali, scavalcando a priori tutto quanto insegnato da Giacomo Ruggeri e dagli altri informatori. Questa maniera di procedere fa parte di una tendenza ampiamente presente oggi nel mondo  del folk-revival, dove la superficialità è diventata metodo di lavoro. L' esperienza mi ha portato alla conclusione che il recupero esatto di una qualsiasi forma espressiva del mondo popolare deve essre supportata dalla raccolta e dall'incrocio di  maggior dati possibili, rimanendo sempre con il dubbio che questi dati non siano sufficienti, quindi con l'aspirazione a continuare nell'approfondimento.  La comparsa oggi di "presunti esperti", i quali si accontentano di informazioni superficiali, non fa che aumentare la confusione nella conoscenza di questo e altri patrimoni.



Oggi costruisco cornamuse in SIb, in SOL e in DO.

Chi vuole i miei strumenti, nati da un lavoro di ricerca diretto e il più possibile meticoloso sulle cornamuse originali e sulle informazioni fornite dai testimoni diretti, può contattarmi al:    
valterbiella@baghet.it   oppure allo  035 26 23 86 ed anche 334 38 28 313

Costruisci una piva.  In questa pagina intendo dare qualche consiglio per chi vuole costruire una piva, anche semplice. Sono consigli utili per risolvere problemi apparentemente "misteriosi". Se volete poi impegnarvi in una cornamusa completa, utilizzando anche materiale di recupero, nella rete si possono trovare decine di idee.

Come rifinire le ance doppie.  Più di 25 anni fa ho trovato un semplice ma utilissimo ciclostilato:"Come rifinire le ance negli strumenti ad ancia doppia”, Hortus Musicus, il centro italiano del flauto dolce, Quaderno n° 4, Roma, senza data e senza autore )Alle pagine 6 e 7 sono riportate delle regole su come rifinire le ance del fagotto barocco, delle dulciane e della cialamella alto, tenore e basso. Le ho verificate anche per le ance di cornamusa e ho visto che funzionano egregiamente anche per queste.
Le ance sono divise in zone, e ad ogni zona può corrispondere la risposta di una determinata gamma di frequenze (vedi la figura):
A = risposta e staccato. Il raschiamento produce una risposta più facile; il taglio della punta produce una risposta più dura. Io ho verificato che raschiando in questa zona migliora anche la risposta degli acuti.
B = risposta nel registro medio. Il raschiamento rende la risposta più facile.
C = risposta nel registro basso. Il raschiamento rende la risposta più facile.
D = risposta nel registro basso e fonte di elasticità nell’intera ancia. Raschiare qui solo se l’ancia “non parla”.
Raschiare sempre a destra e a sinistra e su tutte e due le parti dell’ancia. In ogni caso bisogna fare attenzione che non vi siano nell’ancia irregolarità o gibbosità: prima di raschiare nel centro, accertarsi che ambedue i lati siano già abbastanza sottili



Come imparare a controllare la pressione del braccio sulla sacca. Per suonare il “baghèt”, come per qualsiasi altra cornamusa, bisogna rispettare una regola fisica ben precisa:la pressione all’interno della sacca deve essere la più costante possibile, perché l’intonazione delle note è direttamente legata a questa misura. Occorre quindi saper controllare come si soffia con la bocca e come si schiaccia con il braccio. Per facilitare questo da diversi anni utilizzo un manometro a colonna d’acqua, collegato al posto del bordone minore, così da visualizzare la pressione interna al sacco. La regola vuole che quando carico con la bocca allento la pressione del braccio, quando invece la bocca si riposa si aumenta la pressione sulla sacca. La somma di questi due movimenti deve sempre dare una misura costante, che nel caso della cornamusa bergamasca è compresa tra i 32 e i 36 cm di acqua.
Costruire un manometro a colonna d’acqua e relativamente semplice, le indicazioni si possono trovare anche su di un libro di fisica. Prima di tutto bisogna procurarsi una lista di legno lunga 60 – 70 cm. Tracciare una linea a metà ( che corrisponderà alla quota di misura ZERO) e poi da questa linea una scala graduata in centimetri, sia salendo che scendendo. Ci si procura 3 metri circa di tubo in plastica, il diametro non è fondamentale, ma 10 mm possono andare bene. Si inchioda il tubo sulla lista in maniera che formi una U. Si riempie di acqua fino alla linea  che indica lo ZERO ( occhio a non lasciare dentro delle bolle). Sulla estremità libera si infila un tappo forato, questa estremità va infatti collegata alla sacca, al posto del bordone minore. Quando suono il livello di acqua si alza: occorre suonare in maniera che questo rimanga fermo e, come già detto sopra, segni una differenza tra il lato con livello maggiore e quello con livello minore di 32 – 36 cm di acqua. Questo è il valore per il “baghèt” e corrisponde all’elasticità delle mie ance che nasce dal confronto con le ance originali costruite da Giacomo Ruggeri, resta chiaro che altre cornamuse possono avere misure ben diverse.