Con
la ripresa del ciclo vegetativo primaverile è possibile costruire degli
strumenti musicali partendo dalla corteccia degli alberi. Si può
utilizzare la corteccia del castagno, del salice, frassino, gelso,
sorbo, e altre essenze elastiche, dritte e prive di nodi. Si
costruiscono flauti a becco e a coulisse, corni, trombe e oboi
popolari. Tutti questi strumenti hanno vita breve, di qualche ora o
pochi giorni perché rinsecchendosi perdono la capacità di suonare
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a sinistra: un esempio di un flauto a
siringa con la coulisse e sotto di uno a becco, ricavati entrambi
partendo da rami di frassino. Si inizia con un ramo diritto e privo di
nodi. Quindi si effettua una incisione circolare che determinerà la
lunghezza del flauto. Con una torsione della corteccia la si distacca
dal legno, senza romperla. Questa viene poi sfilata. Il flauto a
coulisse è già pronto. Se si vuole ottenere il flauto a becco occorre
intagliare nella corteccia il labium, e ricavare dal legno la zeppa e
il tappo sul fondo.
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qui
sotto è descritta la costruzione di un corno partendo da una
giovane pianta di castagno. Per prima cosa si ricava una striscia di
corteccia con un taglio a spirale del bastone, questa viene poi
avvolta, la si ferma sul padiglione, si ritaglia per ultimo il bocchino
fino a terminare lo strumento.
Bibliografia
Valter
Biella, "Legno corteccia e canna" - Quaderni dell'archivio
della cultura di base n° 21,
Sistema Bibliotecario Urbano di
Bergamo,
1993.
Come costruire uno
strumento a fiato in corteccia d’albero. Costruire
uno strumento in corteccia non è poi
così difficile. Basta usare ingegno e un poco di abilità
manuale. Tanto se si sbaglia non si spreca niente, quello che serve è
un
coltellino da montagna e niente di più.
So che le maestre
inorridiranno; la mia
esperienza con i ragazzi delle scuole è che però le prime a farsi male
sono
proprio loro !!!. Avere sottomano qualche nonno è poi molto utile.
Quello che vi
descrivo qua sotto di sicuro loro lo hanno già fatto.
Partendo
dalla corteccia
degli alberi si riescono ad
ottenere dei flauti o delle trombe. È decisamente semplice. Intanto
occorre
scegliere il materiale: si può usare il frassino, il gelso il castagno,
sorbo,
betulla o altro. L’importante è
che il
ramo o il pollone nato alla base sia diritto e privo di nodi o
irregolarità.
Anche
la stagione ha la sua importanza. Questi strumenti si possono
costruire
con la ripresa del ciclo vegetativo, da aprile a giugno a seconda delle
località, quando la corteccia non è aderente al legno e si può
distaccare con
facilità. Lo strumento più semplice è il flauto a pistone o a coulisse.
Tutto
quello che serve è un coltello e un ramo ben diritto.
1) Per
prima cosa si fa una incisione circolare dalla
parte con diametro maggiore. Questa incisione determinerà anche la
lunghezza
dello strumento (figura
1 particolare A)

2) Con le
mani si torce la corteccia per distaccarla dal legno (figura 1
particola B). Per favorire il distacco si può anche
passare il manico del
coltello sulla corteccia. Quando si vede uscire l’acqua dal fondo del
ramo vuol
dire che la corteccia si è staccata (figura 1 particolare D).
3) Poi, facendo molta
attenzione, si sfila la corteccia.
Se tutto è stato fatto a regola d’arte si ottiene un tubo perfetto.
Ricordatevi
di sfilare dalla parte con diametro più piccolo, altrimenti si spacca
tutto.
(figura 1
particolare
C)
4) Se reinfiliamo
il tubo in corteccia sul suo ramo abbiamo già ottenuto un semplicissimo
flauto
a coulisse, con il pistone scorrevole
(figura 2)
Il flauto
diventa più complicato se gli mettiamo anche la zeppa e ricaviamo il
labium, che è la tacca che produce il suono, come nei flauti usuali.
(figura 3)
Per
prima cosa si intaglia il
labium, che deve essere lungo poco più di un centimetro, e deve andare
in
discesa verso la testa dello strumento. Per facilitare questa incisione
rinfiliamo la corteccia sul ramo. Quindi sfilo la corteccia dal ramo:
sul legno
mi resteranno i segni della incisione. Tagliando all’altezza di questi
segni un
cilindretto ottengo la zeppa, che va infilata nella corteccia, avendo
però
prima ricavato il piano che diventerà il condotto dell’aria (un trucco:
fatelo
leggermente inclinato verso l’esterno). Attenzione che la zeppa non va
messa a
caso, ma deve arrivare pari pari all’inizio del labium. Lo strumento
non suona
ancora, e non suonerebbe mai se non gli infilassi il tappo sul fondo,
che
ricavo sempre dal ramo scortecciato che mi è avanzato. Il tappo sul
fondo può
essere fisso, e il flauto farà solo una o due note a seconda della
intensità del fiato. L’altezza della nota
dipenderà poi anche da quanto è lungo il tappo. Un altro sistema che
quello di
lasciare il tappo lungo e scorrevole, così da ottenere un flauto a
becco con il
pistone. L’importante è che il tappo sia sempre ermetico ( un trucco,
tenete
bagnato il flauto) (figura
4)

Uno
strumento solo un poco più
complicato ma decisamente dal suono affascinante e arcaico è il corno o
“tromba”. Per incominciare occorre avere a disposizione qualcosa di più
grosso
di un ramo: ottimi sono i polloni (le pianticelle) che crescono dalle
radici
dei castagni. Prima di tagliarle chiedete però sempre il permesso al
padrone
del bosco.
Per
prima cosa faccio due
incisioni circolari ben distanti tra loro (anche due metri di
distanza, figura
5 particolare A). Poi unisco queste due incisioni con
un’altra incisione a
spirale (figura 5
particolare B)
Quindi
distacco la lunga striscia
di corteccia, aiutandomi anche con il coltello, stando bene attenti a
non
romperla. Successivamente la riavvolgo
ben stretta a spirale. Ottengo così un lungo cono. Per evitare che la
corteccia
si srotoli infilo un ramo nel padiglione finale, oppure lo fermo con un
giro di corda (figura 6)

L’imboccatura
si ottiene
tagliando la testa obliquamente così che le labbra possano appoggiarsi
con
maggiore facilità. Il corno si suona facendo una “pernacchia”,
esattamente come
nel trombone della banda.
Tutti questi strumenti sono detti
“strumenti effimeri” perché hanno breve durata, nel giro di qualche ora
o pochi
giorni diventano secchi, la corteccia si ritira, passa aria da tutte le
parti e
non suonano più. Se li tengo a bagno nell’acqua possono durare ancora
per un
poco, ma sono destinati comunque a smettere di suonare. Poco male, alla
ripresa
del ciclo vegetativo, passato il nuovo inverno si può sempre ritornare
nel
bosco e ricreare questa “magia”, perché infatti di magia si tratta. In
tutto il
mondo la capacità di ottenere suoni dai prodotti della natura, quando
questa
riprende il suo ciclo vitale, ha avuto ed ha ancora una forte valenza
magica e
rituale
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