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Gli strumenti ricavati dalla corteccia degli alberi


Con la ripresa del ciclo vegetativo primaverile è possibile costruire degli strumenti musicali partendo dalla corteccia degli alberi. Si può utilizzare la corteccia del castagno, del salice, frassino, gelso, sorbo, e altre essenze elastiche, dritte e prive di nodi. Si costruiscono flauti a becco e a coulisse, corni, trombe e oboi popolari. Tutti questi strumenti hanno vita breve, di qualche ora o pochi giorni perché rinsecchendosi perdono la capacità di suonare

a sinistra: un esempio di un flauto a siringa con la coulisse e sotto di uno a becco, ricavati entrambi partendo da rami di frassino. Si inizia con un ramo diritto e privo di nodi. Quindi si effettua una incisione circolare che determinerà la lunghezza del flauto. Con una torsione della corteccia la si distacca dal legno, senza romperla. Questa viene poi sfilata. Il flauto a coulisse è già pronto. Se si vuole ottenere il flauto a becco occorre intagliare nella corteccia il labium, e ricavare dal legno la zeppa e il tappo sul fondo.
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© foto di Valter Biella)


qui sotto è descritta la costruzione di un corno partendo da una giovane pianta di castagno. Per prima cosa si ricava una striscia di corteccia con un taglio a spirale del bastone, questa viene poi avvolta, la si ferma sul padiglione, si ritaglia per ultimo il bocchino fino a terminare lo strumento.

Bibliografia

V. Biella, " Strumenti musicali in corteccia ", Coop ARCA - Centro Etnografico della Valle Trompia, Villa Carcina, Brescia, 1989.

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V. Biella, "Legno corteccia e canna" - Quaderni dell'archivio della cultura di base n° 21,
Sistema Bibliotecario Urbano di Bergamo, 1993.

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Come costruire uno strumento a fiato in corteccia d’albero. 

Costruire uno strumento in corteccia non è poi così difficile. Basta usare ingegno e un poco di abilità manuale. Tanto se si sbaglia non si spreca niente, quello che serve è un coltellino da montagna e niente di più.
 
So che le maestre inorridiranno; la mia esperienza con i ragazzi delle scuole è che però le prime a farsi male sono proprio loro !!!. Avere sottomano qualche nonno è poi molto utile. Quello che vi descrivo qua sotto di sicuro loro lo hanno già fatto.

Partendo dalla corteccia degli alberi si riescono ad ottenere dei flauti o delle trombe. È decisamente semplice. Intanto occorre scegliere il materiale: si può usare il frassino, il gelso il castagno, sorbo, betulla o altro. L’importante è che il ramo o il pollone nato alla base sia diritto e privo di nodi o irregolarità. 

Anche la stagione ha la sua importanza. Questi strumenti si possono costruire con la ripresa del ciclo vegetativo, da aprile a giugno a seconda delle località, quando la corteccia non è aderente al legno e si può distaccare con facilità. Lo strumento più semplice è il flauto a pistone o a coulisse. Tutto quello che serve è un coltello e un ramo ben diritto.

1) Per prima cosa si fa una incisione circolare dalla parte con diametro maggiore. Questa incisione determinerà anche la lunghezza dello strumento (figura 1 particolare A)

2) Con le mani si torce la corteccia per distaccarla dal legno (figura 1 particola B). Per favorire il distacco si può anche passare il manico del coltello sulla corteccia. Quando si vede uscire l’acqua dal fondo del ramo vuol dire che la corteccia si è staccata (figura 1 particolare D). 

3) Poi, facendo molta attenzione, si sfila la corteccia. Se tutto è stato fatto a regola d’arte si ottiene un tubo perfetto. Ricordatevi di sfilare dalla parte con diametro più piccolo, altrimenti si spacca tutto. (figura 1 particolare C)

4) Se reinfiliamo il tubo in corteccia sul suo ramo abbiamo già ottenuto un semplicissimo flauto a coulisse, con il pistone scorrevole 
(figura 2) 


 

Il flauto diventa più complicato se gli mettiamo anche la zeppa e ricaviamo il labium, che è la tacca che produce il suono, come nei flauti usuali. (figura 3)

Per prima cosa si intaglia il labium, che deve essere lungo poco più di un centimetro, e deve andare in discesa verso la testa dello strumento. Per facilitare questa incisione rinfiliamo la corteccia sul ramo. Quindi sfilo la corteccia dal ramo: sul legno mi resteranno i segni della incisione. Tagliando all’altezza di questi segni un cilindretto ottengo la zeppa, che va infilata nella corteccia, avendo però prima ricavato il piano che diventerà il condotto dell’aria (un trucco: fatelo leggermente inclinato verso l’esterno). Attenzione che la zeppa non va messa a caso, ma deve arrivare pari pari all’inizio del labium. Lo strumento non suona ancora, e non suonerebbe mai se non gli infilassi il tappo sul fondo, che ricavo sempre dal ramo scortecciato che mi è avanzato. Il tappo sul fondo può essere fisso, e il flauto farà solo una o due note a seconda della intensità del fiato. L’altezza della nota dipenderà poi anche da quanto è lungo il tappo. Un altro sistema che quello di lasciare il tappo lungo e scorrevole, così da ottenere un flauto a becco con il pistone. L’importante è che il tappo sia sempre ermetico ( un trucco, tenete bagnato il flauto) (figura 4)


Uno strumento solo un poco più complicato ma decisamente dal suono affascinante e arcaico è il corno o “tromba”. Per incominciare occorre avere a disposizione qualcosa di più grosso di un ramo: ottimi sono i polloni (le pianticelle) che crescono dalle radici dei castagni. Prima di tagliarle chiedete però sempre il permesso al padrone del bosco.

Per prima cosa faccio due incisioni circolari ben distanti tra loro (anche due metri di distanza, figura 5 particolare A). Poi unisco queste due incisioni con un’altra incisione a spirale (figura 5 particolare B)


Quindi distacco la lunga striscia di corteccia, aiutandomi anche con il coltello, stando bene attenti a non romperla. Successivamente la  riavvolgo ben stretta a spirale. Ottengo così un lungo cono. Per evitare che la corteccia si srotoli infilo un ramo nel padiglione finale, oppure lo fermo con un giro di corda (figura 6)


L’imboccatura si ottiene tagliando la testa obliquamente così che le labbra possano appoggiarsi con maggiore facilità. Il corno si suona facendo una “pernacchia”, esattamente come nel trombone della banda.
Tutti questi strumenti sono detti “strumenti effimeri” perché hanno breve durata, nel giro di qualche ora o pochi giorni diventano secchi, la corteccia si ritira, passa aria da tutte le parti e non suonano più. Se li tengo a bagno nell’acqua possono durare ancora per un poco, ma sono destinati comunque a smettere di suonare. Poco male, alla ripresa del ciclo vegetativo, passato il nuovo inverno si può sempre ritornare nel bosco e ricreare questa “magia”, perché infatti di magia si tratta. In tutto il mondo la capacità di ottenere suoni dai prodotti della natura, quando questa riprende il suo ciclo vitale, ha avuto ed ha ancora una forte valenza magica e rituale